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Il criterio dell'amore

NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO
NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO

fr. Maggiorino

«Beato il servo che accumula nel tesoro del cielo i beni che il Signore gli mostra e non brama di manifestarli agli uomini con la speranza di averne compenso, poiché lo stesso Altissimo manifesterà le sue opere a chiunque gli piacerà. Beato il servo che conserva nel suo cuore i segreti del Signore» (Amm XXVIII: FF 178).

(Mt 25,31-46)

Con la 34° domenica del Tempo ordinario, solennità di Cristo re, si conclude l’anno liturgico e si conclude anche l’insegnamento di Gesù nel vangelo secondo Matteo. Subito dopo il capitolo 25 (che termina con questa pericope) il testo del primo vangelo riporta «Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli» (26,1) e inizia il racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù.

Questo brano si distingue dalla tipologia ascoltata nelle ultime domeniche per non essere una parabola ma la descrizione della parusia che aveva iniziato a delineare in 24,29 ss. (la venuta gloriosa del Figlio dell’uomo e il raduno degli eletti). Una visione profetica delle realtà ultime. Per richiamare la nostra attenzione sul rapporto tra la fine dei tempi e la nostra vita, si descrive una scena giudiziaria con un tribunale presieduto dal Figlio dell’uomo. In base al nostro atteggiamento nei confronti del prossimo saremo giudicati.

Al versetto 32 si dice che «verranno radunati», si usa un verbo al passivo, si tratta di quello che viene tecnicamente detto passivo teologico cioè quella forma del verbo con cui viene presentata un’azione divina, evitando di nominare direttamente Dio. Tuttavia, il brano non è tanto interessato alla raccolta - comunque saranno «radunati tutti i popoli (della terra)» piuttosto la sottolineatura è posta sulla separazione. Con il versetto 34 la scena “pastorale” lascia spazio al dialogo tra il re e gli uomini.

Il criterio di discernimento che usa il re/pastore è basato sulla misura dell’aver svolto opere di carità nei confronti di sei tipologie di persone: affamati, assetati, forestieri, nudi, malati e prigionieri. Viene ripetuto lo schema tradizionale delle opere di misericordia già previsti dalla Bibbia (cfr.  Is 58,7; Tb 4,16 e Gb 22,6-7; 31,17.19.21). Come già fatto, nello stesso vangelo secondo Matteo, Gesù ribadisce le norme del giudaismo superandole («avete inteso… ma io vi dico…», 5,21 ss.). Infatti le opere di carità ricordate sono una manifestazione del precetto fondamentale dell’amore, e non semplici opere benefiche di benevolenza. Inoltre, il fatto che chi viene premiato per aver compiuto quelle opere neppure ricorda di averle compiute (e viceversa), viene escluso ogni calcolo con cui, a volte, quelle opere venivano compiute. Si potevano compiere - e per qualcuno è stato così - per “obbligare Dio”. Perché una volta fatte Dio non potesse fare a meno di premiarle. Così, però, le opere non sono compiute per Dio ma contro Dio, per legargli le mani. Un travisamento della fede che diventa così “religione” (il termine latino religio è probabilmente affine a religare «legare», con riferimento al valore vincolante degli obblighi e dei divieti sacrali).

Chi ha compiuto le opere di misericordia (una moltitudine chiamata dei «giusti»), non ha fatto prima valutazioni su chi fosse meritevole di aiuto, né chi fossero gli aiutati (prima i nostri). Il merito è di aver compiuto ciò in onore di Gesù.

Merita ancora attenzione quel «tutti» che sono i radunati a cui Gesù si rivolge, vi sono anche quelli che si trovano fuori dall’ambito visibile dei suoi discepoli, della Chiesa, infatti i premiati diranno addirittura di non aver mai visto Cristo. Anche in quegli spazi vi può essere un vero regno e un vero cristianesimo. Per quanto possa meravigliare, la valutazione finale non saranno le dottrine, la fede, la speranza, bensì tutte queste se hanno preso corpo nella giustizia-carità dei fratelli. Possiamo dire che la seconda Tavola delle Dieci parole, quella che riporta i doveri verso il prossimo è assunta come criterio di giudizio; la prima Tavola, quella dei doveri verso Dio, è significativamente taciuta: «Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14).

Eppure la novità proposta da questo vangelo non sta nelle opere di misericordia, ma nell’identificazione del Messia con i suoi fratelli più piccoli.

La determinazione nel giudicare se un uomo è buono o cattivo non sta nel successo o insuccesso nel realizzare una moralità perfetta ma nell’amore. Il resto sarà perdonato.