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Una pace "non come la dà il mondo"

fr. Valerio Berloffa

Se siamo cristiani inclinati al buonismo o al pacifismo ad oltranza, la pagina evangelica odierna ce ne fa passare la voglia:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!

Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione!".

Un parlare non certo politically correct, che sulla bocca di Gesù appare persino sconcertante. Infatti Gesù qui afferma senza mezzi termini di non essere venuto per mettere tutti d'accordo, anzi, la sua azione provocherà discordie e divisioni (Matteo parla addirittura di spada). Da notare che questo brano ci viene da Luca, l'evangelista "della mansuetudine di Cristo".

Ma cosa vuol dire qui Gesù?

Gesù sta vivendo un dramma. Egli è venuto a portare amore, luce e pace, ma si ritrova sempre più incompreso e rifiutato dai suoi uditori. Per essere fedele alla missione affidatagli dal Padre è costretto ad urtare la suscettibilità di scribi e farisei e affrontare l'ottusità dei suoi stessi discepoli, arrivando persino a cozzare contro il sistema legale giudaico, ritenuto intoccabile. Le sue parole ed i suoi gesti provocano reazioni sempre più violente, fino a sfociare nel dramma della sua morte in croce.

Gesù è perfettamente cosciente del suo destino, ma, in obbedienza al Padre, è determinato ad andare sino in fondo, pur sapendo che questo provocherà il distacco e l'abbandono dei suoi discepoli, una morte atroce ed infamante, e una spada che trafiggerà l'anima della sua stessa madre.

Il "fuoco" che egli porta è quindi il fuoco dell'amore, ma anche della lotta; è la luce della verità che è venuto a portare e che finirà per accecare chi si ostina a rimanere nel buio dell'ignoranza e dell'errore. Fuoco è pure quello che lo consumerà sulla croce come un olocausto, cioè un sacrificio in cui la vittima finisce consumata interamente dal fuoco.

Il "battesimo" di cui qui egli parla, invece, è immagine delle acque del male in cui egli dovrà immergersi e morire, prima di risorgere a nuova vita. Un battesimo che dovranno sperimentare anche i suoi discepoli: "Noi siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte" (Rom 6,4).

Con queste immagini Gesù ci vuole liberare dall'equivoco che grava sul suo messaggio: egli, uomo mite ed amante della pace, è costretto a subire la violenza e vivere una vita tutt'altro che pacifica perché il suo messaggio non trova accoglienza in un mondo troppo diverso ed egoista. Gesù certo ama tutti ed invita i suoi discepoli a non avere nemici; ma è odiato da tutti e tutti gli sono nemici! La sua è quindi una violenza subita, non inflitta; una guerra mossagli continuamente dal male che è venuto a combattere. Proprio come Geremia (vedi la 1° Lettura), profeta amante della pace, a cui è toccato profetizzare a Israele disfatte e sciagure, che gli procureranno la condanna a morte per disfattismo.

La pace proclamata dal mondo, al contrario, è spesso un buonismo che maschera una mentalità egoista ed immobilista; un "vivere e lasciare vivere" che soddisfa solo i benestanti, lasciando disattese le speranza dei piccoli ed i poveri. Una pace fatta di compromessi, come in politica, che spesso finiscono per lasciare le cose come stanno, senza dire "pane" al pane, e "ladro" al ladro! Questa è la pace perseguita anche da certi genitori ed educatori moderni, che rinunciano alla loro responsabilità di formatori per non essere impopolari presso i loro stessi figli, dei quali soddisfano tutte le richieste, "comprandoli" con paghette e assecondandone sfizi e capricci di un'età ancora immatura in cui si ha ancora bisogno di correzione e di guida.

D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Queste parole così forti rispecchiano la grave situazione di persecuzione che i primi cristiani vivevano in seno alla società pagana e giudaica quando si convertivano a Cristo. Il fuoco evangelico portato da Gesù faceva saltare gli equilibri e provocava spesso lacerazioni e conflitti fin dentro i rapporti familiari. "Chi ama il padre e la madre più di me, è indegno di me!" - aveva dichiarato Gesù. Di fronte a lui non si può rimanere indifferenti o neutrali. La scelta è d'obbligo: o con lui o contro di lui! "La parola del vangelo è sempre "tagliente come una spada": mette a nudo le piaghe intime del cuore, e insieme le storture della società. Il suo "radicalismo" non lascia spazio ai compromessi; è un fuoco che brucia e consuma tutte le mediocrità." (F. Lambiasi).

Per noi

Non illudiamoci, chi vuole prender sul serio il vangelo in tutta la sua radicalità, incontrerà anche lui resistenze, attriti e rotture in seno alla società attuale sempre meno cristiana, a cominciare dalla sua stessa famiglia. Porto l'esempio di una signora che fra le lacrime mi ha raccontato come i suoi famigliari le fossero ostile proprio perché credente e praticante; e i momenti peggiori sono quando si mette a pregare o esce di casa per andare a Messa. Essa vive la situazione con angoscia, chiedendosi persino se, "per amore della pace", non farebbe meglio praticare la sua fede di nascosto, lasciando "vivere e lasciar vivere in pace" i suoi cari.

La pace che conta invece è quella interiore, che non viene dal lasciare che ognuno la pensi come vuole, ma dal sentirsi a posto con la propria coscienza e con Dio, sopportando con serenità le sofferenze che essa comporta: "Hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi!" - dice il Signore. Del resto, a chi affronta queste situazioni con fede è garantita la serenità e la fiducia, dono dello Spirito Santo.

Un'osservazione liturgica. Nella Messa, prima di invitarci a scambiarci un segno di pace, il sacerdote ci ricorda le parole di Gesù:" Vi lascio la pace, vi do la mia pace! Non come la dà il mondo io la do a voi...". Certi scambi della pace in chiesa assomigliano più a uno scambio di saluti fra amiconi che a uno scambio della pace donataci da Gesù! Perché in quel momento non si cerca piuttosto nell'assemblea chi ci ha /chi abbiamo offeso, per chiedergli /offrirgli scusa? Che bell'incontro con Gesù "nostra pace" sarebbe fare la comunione dopo un tale gesto!

Termino riportando la traduzione di “IMMAGINE" di John Lennon (1971), in cui il cantante immagina come dovrebbe essere la pace nel mondo. Lascio a voi il commento alla luce del vangelo di oggi.

IMMAGINE

IMMAGINATE che non ci sia alcun paradiso.
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate tutta le gente
Che vive solo per l'oggi

Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo.
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche senza religioni
Immaginate tutta la gente
Che vive la vita in pace

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l'unco
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un'unica entità

Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo

Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l'unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un'unica entità!


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