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Oggi con me sarai nel paradiso

fr. Valerio Berloffa

Al termine dell’anno liturgico la Chiesa ci fa contemplare Gesù, re dell’universo, e lo fa… indicandoci il Crocifisso!
Un re diverso, quindi, la cui potenza si manifesta nell’ “amare sino alla fine”, cioè fino a rinunziare a “salvare se stesso” per compassione degli uomini.

“Dopo che ebbero crocifisso Gesù, i capi lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» …Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». Sopra di lui c’era anche una scritta: Costui è il re dei Giudei”.

Salva te stesso!. È la tentazione subita da Gesù nel deserto: “Se sei il Figlio di Dio, gettati giù… gli angeli ti salveranno”. I capi, i soldati e quel malfattore in croce non sanno quanta verità ci sia nelle loro parole: proprio quello che per loro era il segno che Gesù non era un re, diventa la prova più lampante della sua regalità! Essi infatti riconoscono con quelle parole che Gesù si è speso per gli altri, rinunciando a usare il suo potere per salvare se stesso, cosa alla quale mai nessuno al mondo rinuncerebbe perché l’istinto di sopravvivenza è l’istinto più tenace presente in una persona umana.

Talmente diverso è quindi il potere di Gesù, che viene frainteso e scambiato per debolezza! Quella scritta sulla croce e le parole beffarde dei presenti diventano così per i credenti parole profetiche che rivelano la misura dell’amore del Signore per l’uomo, e quanto misteriosa per l’uomo sia la sua grandezza: I governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi però non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore … Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». (Mt 20,24-28)

“L’altro (ladrone) invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!”

L’unico che abbia ancora in vita capito la vera regalità di Gesù crocifisso è “il buon ladrone”, che diventa così esempio e modello di fede per tutti noi. A volte si pensa che il buon ladrone non abbia avuto alcun merito nel trovarsi in paradiso, perché salvato da Gesù “per sola misericordia”, ma non è esatto, perché Gesù non è morto “al posto”, ma “assieme” al ladrone pentito! Conquistato, infatti, dall’amore di Gesù, che egli intuisce essere in croce innocente (“egli invece non ha fatto nulla di male”), quel condannato si apre alla grazia; riconosce che sta morendo per giusta punizione; se ne pente e ne accetta la pena: “Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni". Egli quindi riconosce la regalità di Gesù e si affida alla sua misericordia: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!”.

Rifletti

Gesù gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Con queste parole Gesù dichiara il ladrone pentito primo santo in cielo! Quale consolazione e quale esempio per tutti noi! Se ce l’ha fatta un grande peccatore come lui, come non sperare che ce la faremo anche noi, che in fondo peccati da galera, per grazia di Dio, non ne abbiamo finora fatti? A condizione però di riconoscere, come lui, che Gesù è morto per noi, per donarci il segno dell’amore più grande: “Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici!”.

Credere all’amore di Gesù e abbandonarsi alla sua infinita misericordia diventa allora il modo più consono di celebrare la festa di Gesù, Re dell’universo. Unirsi a lui nel dono totale di sé, dando un calcio alla logica di grandezza e di potenza che ci fa cercare fin da piccoli l’autoaffermazione narcisistica e la soddisfazione egoistica del piacere, evitando i sacrifici imposti dal proprio stato e dalla relazione con gli altri: tutto questo ci apre la porta del paradiso, all’”oggi” con Gesù.

Oggi con me sarai nel paradiso!

“Oggi”, non domani! Ora! Qui! Proprio io! Quando unisco le mie sofferenze a quelle di Gesù, questo per me diventa già un inizio di paradiso; e il dolore, le persone moleste e i problemi: tutto diventa sopportabile, tutto si profuma di dolcezza e di cielo, perché fatto per amore di riconoscenza! Questa è la potenza di Cristo Re che oggi celebriamo: una potenza umile, che fa del nostro ‘quasi-inferno’ un quasi-paradiso!

Sempre con gli occhi fissi su Gesù, e Gesù crocifisso quindi, nostro Re e Signore! Pronti a riconoscere gli sbagli fatti e affidarli alla sua misericordia; e poi percorrere poi la strada del suo amore che perdona e salva:

“Quando sarò sollevato da terra, attirerò tutti a me!”