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Dov'è il tuo tesoro? E beato non chi possiede, ma chi sa attendere!

fr. Valerio Berloffa

Un brano evangelico ricco e vario. Due gli argomenti di fondo: fiducia nella provvidenza di Dio e vigilanza nell'attesa del ritorno del Signore Gesù. Questi due temi sembrano slegati fra loro, ma in realtà a ben guardare sono la conseguenza l’uno dell’altro.

“Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno!”

Questa del “piccolo gregge” è l’immagine-chiave di tutto il brano, il segreto della fiducia del credente e della sua vita spesa interamente nell’attesa vigilante del ritorno del Signore. Qui si sente tutta la tenerezza e l’affetto di un Padre che si china delicatamente a prendere in braccio la sua creaturina alla quale ha quasi paura di fare del male con la sua forza, e gli sussurra quelle parole che fanno il bambino sentirsi sicuro ed amato.

“Piccolo”. Dio ci ama nonostante la nostra debolezza e fragilità, anzi: proprio perché piccoli e deboli, bisognosi ed esposti al pericolo, come una mamma che ama il più piccolo dei suoi figli, quasi a compensare con il suo amore quello che ancora gli manca! Da qui l’importanza dell’umiltà di saper riconoscere le proprie debolezze e difetti, affidandoli alla potenza di Dio.

“Piccolo gregge” richiama l’immagine molto evocativa del “resto di Israele”, che calza così bene alla situazione della Chiesa nella società di oggi, dove il glorioso passato fa risaltare ancora più la sparuta insignificanza attuale di coloro che ancora credono ed attendono con serena fiducia l’arrivo del Regno. Piccolo perciò perché destinato a crescere: il futuro e la speranza è dei piccoli!

“È piaciuto dare il Regno”. Il Regno è un dono, non una conquista! Poggia sul Suo amore, non sulle nostre prestazioni! Nessuna ansia o affanno quindi: il suo dono è sicuro! L’incredibile scelta di Dio di donare gratuitamente quello che da soli, con le nostre deboli forze di piccoli manco ci sogniamo di poter ottenere, ci riempie di gioia e di riconoscenza, restituendoci fiducia e sicurezza: non più per in noi stessi, ma in Dio, che diventa così l’unico nostro vero tesoro, sicuro e fidato come l’amore dei genitori, di una mamma, di uno sposo/a che ti ama!

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.

Se il tuo tesoro è in Dio, o meglio, se è Dio… è fatta! Tutti i verbi all’imperativo presenti in questo vangelo non saranno più dei comandi, ma esigenze e conseguenze:

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina”. Nessuna fatica ad essere generosi con quello che abbiamo ricevuto in dono: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date!”.

Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”. Altro che la borsa di Milano o di New York! Quelle al confronto tengono come un colapasta! Trafficare i beni (talenti) ricevuti da Dio è molto più sicuro, perché è riporre nella banca di Dio, dove ladro non arriva e tarlo non consuma! Un proverbio in Burundi dice: “Dare a un povero è entrare in affari con Dio!!”.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna…”.

Per essere sempre pronti, anche nel mezzo della notte o prima dell’alba, non bastano un buon proposito o un guizzo di buona volontà, perché a volte l’attesa dell’incontro dura tutta una vita. No, ci vuole soprattutto un cuore che ama! Solo quello sa attendere e tenersi sempre pronto all’incontro col Signore, come le cinque vergini prudenti che sanno attendere lo sposo che ritarda anche nel cuore della notte.

Per noi

A questo punto si comprende l’insistenza di Gesù sull’atteggiamento di attesa che deve caratterizzare coloro che, trovandosi piccoli e deboli, aspettano da Dio lo sviluppo ed il completamento del loro bene-essere e la realizzazione delle loro aspirazioni più profonde. Il loro tesoro sicuro, infatti, non è qui sulla terra, ma in cielo!

Il tema dell’attesa costituisce il filo logico che lega le tre parabole del vangelo di oggi: che si tratti del servo chiamato a servire fedelmente, del padrone di casa che deve vegliare per non farsi sorprendere dal ladro, o dell’amministratore chiamato ad amministrare con fedeltà i beni del suo padrone, tutti devono saper vivere in attesa per essere sempre pronti ad accoglierlo come colui che solo sa soddisfare il nostro cuore, e quindi costituisce il nostro vero tesoro.

“Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore!

Ma dov’è il nostro cuore? Ecco un test affidabile per sapere dove sia il tuo cuore, i tuoi interessi, quello che più ami nella vita. Da esso dipenderà il modo in cui spendi il tuo tempo, il tuo senso di responsabilità, la costanza e la tenacia nelle prove, le tue voglie e le tue preferenze. Proviamo:

Il tuo tesoro è il tuo lavoro, la campagna o il tuo negozio; è il tuo conto in banca, i tuoi hobby e il tuo sport preferito? Povero tuo cuore, perennemente impelagato in tante cose e mai soddisfatto appieno!

Il tuo tesoro dipende da quello che pensano gli altri? Povero tuo cuore, continuamente spiazzato da qualsiasi vento di opinione: le mode, i gusti, le novità! Finirai come quel contadino della favola di Esopo, che va al mercato col figlio e l’asino: senza la fede e una convinzione personale, il tuo atteggiamento cambierà a seconda della moda e dell’opinione di turno!

Il tuo tesoro non sta nei beni di questa terra, ma è altrove: in Dio, e da Lui aspetti ricompensa e completezza? Allora, pur usando dei beni di questo mondo, non accetterai nulla come assoluto, perché ti mancherà sempre qualcosa. Vivrai infatti tutto con un senso di distacco e cuore libero, come raccomanda S. Paolo in 1Cor,7, 29-31: “Quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente, perché passa la scena di questo mondo!”. In altre parole: sarai sempre pronto, vigile, distaccato, costantemente attento ai segni dei tempi e paziente nelle avversità, perché radicato nella speranza che un giorno, finalmente, verrai in possesso del tuo vero tesoro!

Non lasciare perciò queste riflessioni senza un serio esame di coscienza. Chiediti per chi/per che cosa batte il tuo cuore e quanto importante per te sia veramente l’amicizia di Dio. Rifletti su quanto tempo tu gli dia, e quanto invece tu dia alle preoccupazioni e alle gioie, anche oneste, di questo mondo.

Qual è il tuo “bene – rifugio” in tempi di crisi: Il tuo conto in banca? La tua famiglia? Gli amici? O non piuttosto Dio e le sue promesse di felicità piena? Dalla risposta a queste domande dipende la serenità del tuo vivere terreno, perché:

“dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore!”