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Cure dimagranti per porte strette

fr. Valerio Berloffa

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.”. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?»”.
Sembra la domanda oziosa di uno che si sente sicuro di far già parte del numero dei salvati. Gesù non risponde a una domanda così irrilevante, ma ne approfitta per togliere a quell’uomo e a tutti noi la falsa convinzione di essere ormai al sicuro e di non avere quindi più bisogno di conversione. La domanda giusta da porre era invece “Cosa devo fare per non trovarmi escluso dalla salvezza?”. Ecco come risponde Gesù:

«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno".
Non ci sono sicurezze scontate o formule magiche che assicurino la salvezza. Entrare in cielo non è una passeggiata: bisogna darsi da fare, convertirsi, cioè cercare di adattarsi alle dimensioni della “porta” stretta dell’amore cristiano.
La porta stretta”. Gli uditori comprendevano benissimo l’immagine evocata da Gesù. C’era infatti nelle mura della città una porticina bassa e stretta che alla sera, dopo la chiusura delle porte, veniva lasciata aperta fin a tardi nella notte per permettere ai ritardatari di rientrare senza il pericolo che servisse anche ai nemici.
Quella porticina diventa per Gesù un’immagine molto efficace per descrivere lo sforzo che i suoi discepoli devono fare per guadagnarsi la salvezza. Chi è pieno di presunzione e di superbia, infatti, non ce la farà a passare, perché troppo pieno di sé, troppo “grasso”. L’umile e il piccolo, invece, ci passano senza alcun sforzo. Da qui l’ammonimento del Signore: “Se non vi farete piccoli come i bambini non entrerete nel regno dei cieli”.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”
La porta stretta della vita non rimane sempre aperta. Per questo Gesù aggiunge un particolare importante: lo sforzo per entrare per la porta stretta non è solo quello di fare spiritualmente una “cura dimagrante”, ma di farlo presto, con urgenza, perché il tempo è contato. Da qui l’immagine di una folla che si accalca attorno all’unica porta di accesso alla città per passarla in tempo prima che venga sbarrata. Evidente il rimando alla parabola delle cinque vergini stolte, che per farsi aprire la porta dallo sposo usano le stesse parole.

Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. 
La risposta è terribile, perché sembra che il Signore non tenga conto di tutte le Messe alle quali abbiamo preso parte e le Comunioni fatta; e neppure delle prediche ed insegnamenti ascoltati. Una volta chiusa la porta ed iniziata la festa, il padrone di casa non apre più a nessuno, nemmeno agli “amici”. Un vero inferno venir esclusi per sempre dalla presenza e dall’amore di Dio!

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi”.
Il Vangelo porta con sé il sovvertimento dei vecchi criteri di valutazione. Molti credenti che si ritengono sicuri di essere ammessi al banchetto eterno saranno esclusi; mentre altri, i non cristiani, vi saranno ammessi. Inutile quindi perderci in questioni inutili: “quanti saranno i salvati?” Bisogna darsi subito da fare, senza perdere tempo. Non conta più essere giudeo o pagano, importa solo convertirsi e sforzarsi di infilarsi oltre la porta che conduce alla vita!

Rifletti.

All’inizio dell’estate molta gente per fare sparire pancia e girovita abbondanti si mettono a frequentare palestre, sottoporsi a duri allenamenti e fare drastiche diete dimagranti per poter “entrare” nel proprio costume da bagno e fare bella figura sulle spiagge o in piscina. Quanti di noi credenti per essere sufficientemente “in forma” e poter entrare per la porta stretta della vita che conta, quella eterna, fanno altrettanto? Quanti sono disposti a fare sacrifici e rinunce spesso dolorose per combattere vizi e abitudini cattive e padroneggiare caratteri difficili che ci impediscono di “fare la sua volontà”, senza fermarsi al solo “Signore, Signore!”, incapaci di seguirlo poi di fatto sulla via della croce?
Nel mondo se uno ci sa fare, riesce ad aprire e passare attraverso ogni porta. Gesù parla invece di una porta che non tutti riescono a passare. Perché? Il suo vangelo, la sua misericordia non sono per tutti? Certamente, ma la porta stretta è lo stesso Gesù, ed è a forma di croce! Solo chi lo ama è capace di seguirlo attraverso di essa e rimanere con lui anche nella fatica! L’amore egoistico di chi pensa solo a se stesso, invece, proprio perché calcola tutto, non arriva a mettersi in gioco sino alla croce!

Abbiamo spesso senti­to con dolore questa accusa: “Vanno in chiesa, ma fuori sono peggio degli altri!” Perché succede questo? Perché a volte la pratica religiosa rende peggiori? Quando con la pratica religiosa uno si sente sicuro dei propri meriti, egli comincia ad abbassare la guardia e cessa di sforzarsi di migliorare se stesso.
Cosa fa a allora il Signore? Ce lo spiega la II lettura di oggi:

È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre?”.
Quelle prove della vita, quelle sofferenze che siamo tentati di interpretare come segni di disattenzione di Dio, in realtà sono il suo aiuto per riportateci in corsa, togliendoci l’illusione di essere ormai al sicuro. Esse non sono punizioni, ma correzioni di un padre perché rimaniamo sempre umili e attenti a non fidarci di noi stessi e dei nostri meriti, in un continuo sforzo per attraversare la porta della vita nella pazienza in continua mortificazione, perché oltre quella porta ci aspetta Dio.

Coraggio, quindi, c’è un Padre al di là della porta stretta della vita che non vede l’ora di riabbracciarci! Che aspettiamo a “sforzarci” con ogni mezzo di trasformare il suo desiderio in realtà?