Chi è il mio prossimo?
fr. Valerio Berloffa
C’è grande confusione quando si parla di carità e di amore al prossimo, anche perché si rischia sempre di partire da un sentimento istintivo di compassione, più che dalla Parola di Dio. Per questo oggi la parabola del Buon Samaritano fa chiarezza sull’argomento:
“… Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.
Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così!».
La chiave di lettura della parabola è il cambio di prospettiva compiuto da Gesù alla domanda dello scriba: Chi è il mio prossimo? Posta così, la domanda, infatti, presuppone che ci sia anche chi mio prossimo non è, chi non merita il mio interesse e la mia compassione, nella classica antitesi: “prossimo / estraneo”, “amico / nemico”. Per questo Gesù al termine della parabola capovolge la domanda, modificandone radicalmente il concetto: “Chi si è fatto prossimo di quel malcapitato?” - Per Gesù infatti tutti sono nostro prossimo, perché, si è tutti chiamati, come il samaritano, a farci noi prossimo di chiunque venga a contatto con noi!
Questo insegnamento diviene chiaro se si tiene presente che nel Samaritano Gesù identifica se stesso. Nel comportamento del samaritano scorgiamo il modo di comportarsi del Figlio di Dio, che ha lasciato i cieli per farsi nostro prossimo fino al punto di condividere la nostra stessa fragile condizione umana (Fil 2,7). Come quel samaritano, così lontano dai Giudei da essere considerato un nemico, il Figlio di Dio, “quando eravamo ancora nemici, (Rom 5,5) ci ha riconciliati col Padre, facendosi a noi vicino ed amandoci fino a scendere dalla sua “cavalcatura” divina per farvici salire noi umani, feriti ed abbruttiti dal peccato. Come quel samaritano, Gesù, senza essere richiesto, continua ad uscire di strada per venire incontro all’uomo ormai compromesso e senza speranza. E come il samaritano lo soccorre senza risparmiare la sua stessa vita pur di portarlo in salvo.
Per questo l’accento della parabola non è su quel malcapitato, ma sul suo soccorritore. La misericordia del samaritano non si esaurisce col soccorso prestato a bordo strada, ma continua poi nell’albergo, simbolo della Chiesa. Egli non è un volontario della Caritas che presta servizio di assistenza ad ore: quell’uomo in difficoltà gli diventa talmente prossimo che non esita a rimetterci del suo: in mancanza di disinfettante usa olio e aceto; lo accompagna sul suo giumento all’albergo più vicino, spendendo tempo e denaro; lo tratta quindi come uno della sua stessa famiglia e continua a occuparsi di lui fino a completa guarigione.
Così è l’amore del cristiano. Egli non si limita a fare atti di carità, ma si trasforma col tempo in “buon samaritano”, trattando tutti quelli che incontra da amici e fratelli. Solo Gesù ha per sua natura questo modo di amare. Solo chi si converte a Lui e si sforza, con l’aiuto dello Spirito Santo, di modellare il suo amore umano imperfetto su quello divino potrà un po’ alla volta arrivare ad amare così!
Per noi
Questa parabola non è quindi destinata a rimanere una bella favola, ma deve divenire nella nostra vita realtà di tutti i giorni. Noi siamo quell’uomo incappato nei briganti. Se non fosse per il Signore, noi saremmo sopraffatti dal male presente nel mondo e dalle nostre debolezze e fragilità, senza via di uscita, e nessuno raggiungerebbe la salvezza. Per questo Gesù si è fatto vicino, si prende continuamente cura di noi, e senza chiederci né nome né credenziali ci rende suoi amici e fratelli. Caricandoci poi sul suo giumento (l’eucarestia), ci nutre col suo stesso Corpo e Sangue, pronto, ad ogni nostra ricaduta, a perdonarci e risollevarci. Infine ci porta all’” albergo“ della sua Chiesa, affidandoci ad essa e seguendo ogni giorno il nostro progresso di guarigione con amore, come in una famiglia!
Se terremo presente e ricorderemo spesso tutto questo, allora, quando l’amore al nostro prossimo ci diventa difficile; quando siamo tentati di mollare tutto: un coniuge pesante, un confratello insopportabile, una persona che ci ha offeso o commesso un’ingiustizia, non perderemo la fiducia nella vita: guarderemo a Gesù e a come egli si comporta con noi, e sapremo come comportarci anche noi, pazienti e magnanimi con chi si trova nel bisogno e chiede comprensione, perdono e assistenza.
Dio non ci chiede altro, se non di usare quella compassione che lui ha avuto e continuamente ha con noi:
“Come io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri anche voi!”
-
CATEGORIA:
-
TAG: