Alleggerirsi per ritrovarsi

fr. Maggiorino Stoppa
Davanti a Dio senza trucco
«Quando pregate, non fate come gli ipocriti» (Mt 6,5).
Gesù non rimprovera i discepoli perché pregano male, li mette in guardia da qualcosa di più sottile: il peso delle maschere. Quella fatica silenziosa — che tutti conosciamo — di apparire sempre all'altezza, sempre in ordine, sempre adeguati. Anche davanti a Dio.
Quante volte ci sentiamo schiacciati non tanto dai problemi, quanto dall'obbligo invisibile di sembrare quelli che non siamo. Portiamo strati su strati — di aspettative, di ruoli, di giudizi altrui — finché non ci ricordiamo nemmeno più cosa c'è sotto. Ecco, la Quaresima inizia proprio qui. Non con un peso in più da portare, ma con un invito a togliere.
La spoliazione che arricchisce
San Francesco lo aveva capito con tutto il corpo, non solo con la mente. Quando si spogliò davanti al Vescovo di Assisi — restituendo al padre perfino i vestiti che indossava (FF 344-345) — non stava compiendo un gesto di ribellione. Stava posando un fardello enorme. Stava dicendo: io non sono quello che possiedo, non sono quello che gli altri vogliono che sia.
In quella piazza, nudo e libero, Francesco non perse nulla. Trovò tutto. Trovò il cielo sopra di sé e un Padre più grande di ogni aspettativa umana. È questa la spoliazione che la Quaresima ci propone: non una punizione, ma una terapia. La terapia della leggerezza.
Tre gesti per tornare leggeri
La tradizione della Chiesa ci consegna tre strumenti per questo cammino. Non sono penitenze da subire. Sono chiavi per aprire porte che avevamo dimenticato.
La preghiera
È il primo gesto di spoliazione. Pregare nel segreto — come ci chiede Gesù (Mt 6,6) — significa togliersi la maschera sociale, quella che indossiamo anche nei luoghi sacri. Significa smettere di recitare e iniziare a respirare. Non servono parole perfette: basta restare lì, disarmati, davanti a Qualcuno che ci conosce già e ci ama così come siamo. Svanisce così il bisogno di dover impressionare qualcuno o, ancora più profondamente, di recitare una parte davanti a se stessi.
Il digiuno
Non riguarda soltanto il cibo. Il profeta Gioele ci invita a lacerarci il cuore, non le vesti (Gl 2,13). È un invito a smettere di curare la superficie per scendere nel centro dei nostri desideri. È uno sguardo onesto su tutto ciò che accumuliamo per riempire un vuoto che non si lascia riempire: oggetti, distrazioni, rumore. Digiunare è fare silenzio attorno a noi per ascoltare finalmente cosa dice il cuore quando non è coperto dal frastuono. È tornare alla verità di ciò che siamo: creature fragili e meravigliose, bisognose non di cose, ma di senso.
L'elemosina
È il frutto maturo degli altri due gesti. Quando ci siamo alleggeriti dal bisogno di apparire e dal possesso compulsivo, accade qualcosa di inatteso: scopriamo la gioia di donare. San Paolo lo scrive con urgenza: «Vi supplichiamo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). Riconciliarsi non è solo fare pace con il cielo, è rientrare nella comunione con gli altri. L'elemosina, allora, non è la moneta gettata con distacco, ma è la spoliazione del proprio "io" per fare posto al "noi". È liberarsi dalla convinzione che la nostra felicità sia una proprietà privata.
Ripartire dall’essenziale
La cenere che riceviamo sulla fronte sono poca cosa, a vederla. Eppure, pensandoci: la cenere è ciò che resta quando il fuoco ha bruciato tutto il superfluo. Non è un simbolo di morte. È un simbolo di essenzialità. È il residuo di verità.
Quando il sacerdote traccia quella croce e mormora «Convertiti e credi al Vangelo», non chiede di diventare altro. Sta dicendo: torna a essere te stesso. Quello vero. Quello che Dio ha pensato prima ancora che il mondo ti vestisse dei suoi panni.
Quaranta giorni per cambiare passo
La Quaresima non è un tunnel buio da attraversare a denti stretti. È un sentiero che si fa più limpido a ogni passo, perché a ogni passo lasciamo qualcosa che non ci serve più. Quaranta giorni per alleggerire lo zaino. Quaranta giorni per scoprire che sotto tutti quegli strati c'era un cuore che aspettava soltanto di tornare a respirare.
Non servono gesti eroici. Basta iniziare. Oggi. Adesso. Con la semplicità di chi si fida, come Francesco nella piazza di Assisi, consapevole che spogliarsi di ciò che è superfluo non è un salto nel vuoto, ma il primo passo verso la vera libertà.
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